Secondo Pierre Bourdieu, vi è "violenza simbolica" quando vengono imposte le strutture mentali attraverso cui il soggetto percepisce il mondo sociale e intellettuale. Si tratta di una forma di violenza "dolce"
Spesso - con l'arbitrio culturale imposto dalla violenza simbolica - le particolarità nazionali vengono presentate con il crisma dell'universalità. Così si realizza una tacita e invisibile mutilazione della loro coscienza .
Una delle forme della violenza simbolica è la dominazione maschile. Bourdieu afferma che questa sopraffazione si esercita con la complicità di strutture mentali che non sono consce. Tali meccanismi fanno parte della soggettività profonda, sono ingiunzioni impercettibili della società . Il problema diventa quello di capire come nascono le disposizioni permanenti alla sottomissione. Anche i mass-media esercitano una violenza simbolica manipolando strutture precostituite nella mente delle persone . Bourdieu afferma che la sua idea di violenza simbolica si sottrae ad un'impostazione marxista, economicista. La dominazione maschile sulla donna si può esercitare in assenza di qualsiasi costrizione economica. La liberazione economica non comporta affatto la liberazione simbolica della donna. A sostegno di questa tesi Bourdieu porta l'esempio di un'alta dirigente che non riusciva ad esercitare il suo potere sui maschi perché costretta a vivere un'inversione sociale della relazione di dominio. La comparsa di questa violenza simbolica avverrebbe quindi nella prima infanzia. Le strutture mentali imposte al bambino dall'arbitrio degli adulti si configurano con le prime esperienze di acculturazione nella famiglia . La cultura assume una duplice definizione: è uno strumento di comunicazione ma anche di dominio.




